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Prevalenza a medio e lungo termine della sindrome dell’arto fantasma in pazienti amputati trans femorali e trans tibiali

La sindrome dell’arto fantasma è una sensazione comune nei pazienti che subiscono un intervento di amputazione. Viene definita come: una sensazione non dolorifica riferita ad un arto mancante.45 Oltre alla sindrome dell’arto fantasma, è possibile che un paziente operato di amputazione  incorra  nella  sindrome  dell’arto  fantasma  doloroso  o  nella  sindrome  del moncone doloroso. Queste sindromi presentano un’incidenza differente. La sindrome dell’arto fantasma varia tra il 60% e l’80% nei pazienti amputati;30  similmente, la sindrome dolorosa dell’arto  fantasma  ha  un’incidenza  del  50-80%.49   Per  quanto  riguarda  la  sindrome  del moncone  doloroso,  questa  è  comune  all'inizio  del  periodo  post-amputazione  ma,  nella maggior parte dei pazienti, si attenua con la guarigione dei tessuti interessati. Tuttavia, nel 5-10% dei casi il dolore al moncone persiste e può anche peggiorare col tempo. Il dolore al moncone e il dolore all’arto fantasma sembrano essere fenomeni correlati; infatti, diversi autori riportano una maggior prevalenza del dolore all’arto fantasma tra amputati con dolore al moncone coesistente, rispetto agli amputati senza dolore al moncone. 45

Un tempo si pensava che il “dolore fantasma” fosse principalmente una malattia psichiatrica. Con l'accumulo di prove da studi di ricerca degli ultimi decenni, la causalità si è spostata verso i mutamenti che l’amputazione induce a diversi livelli dell'asse neurale, in particolare nella corteccia. I meccanismi proposti per spiegare il dolore dell’arto fantasma sono di tipo periferico, neurale centrale e psicogeno. Tra i meccanismi periferici coinvolti vi sono l’iperattività del moncone e la presenza di neuroma. I meccanismi neurali centrali individuati sono, invece: la sensibilizzazione e le alterazioni del midollo spinale, la riorganizzazione corticale, la dissociazione sensoriale corticale-motoria e il cambiamento dello schema del corpo. Tuttavia, nessuno di questi costrutti teorici sembra essere in grado di spiegare il fenomeno del dolore all’arto fantasma in modo indipendente e molti esperti ritengono che probabilmente siano responsabili ulteriori meccanismi. 55

Per i pazienti che le presentano, queste sindromi possono risultare limitanti sia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana sia per quanto riguarda la sfera della partecipazione sociale. Infatti, l'amputazione dell'arto inferiore è una procedura invalidante, che compromette l'aspetto fisico e mentale della vita del paziente, il quale si trova a dover cambiare e riorganizzare la propria vita insieme a quella dei propri familiari. Tutto questo è dimostrato causare una diminuzione della qualità della vita; pertanto, è importante fornire ai pazienti   un'assistenza  sanitaria  completa.  Una   terapia  farmacologica   e  una  proposta riabilitativa adeguati possono migliorare la qualità della vita del paziente e consentire un ritorno alla partecipazione sociale. 25

Esistono diversi articoli in letteratura a favore dell’utilizzo di tecniche riabilitative nell’ambito della cura del dolore del paziente amputato. Tra queste, vi sono: Mirror Therapy (terapia con lo specchio), GMI (Graded Motor Imagery), TENS (stimolazione elettrica nervosa transcutanea) e tDCS (stimolazione transcranica a corrente diretta). Altre terapie adiuvanti comprendono: il biofeedback, l'agopuntura, il massaggio,30 gli ultrasuoni, il training sulla discriminazione sensoriale, il training per l’utilizzo della protesi e la gestione cognitiva del dolore dal punto di vista comportamentale. 55

Lo scopo di questa tesi sperimentale è stato quello di indagare la prevalenza della sindrome dell’arto fantasma, della sindrome dolorosa dell’arto fantasma e della sindrome del moncone doloroso in una popolazione di pazienti amputati presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli e le loro correlazioni con: età del paziente alla data dell'intervento, follow up dall'intervento (a medio o lungo termine), diagnosi, tipo di amputazione (trans-femorale, trans-tibiale o emi- pelvectomia), BMI, uso di farmaci e trattamento riabilitativo.

LE SINDROMI NELL’AMPUTATO

Cenni storici

La prima descrizione, dal punto di vista clinico, delle sensazioni percepite a seguito di un intervento di amputazione è stata effettuata da Ambroise Parè (1510-1590), chirurgo militare francese, il quale notò che i pazienti lamentavano un importante dolore all’arto mancante. Nel suo trattato intitolato “Haquebusses and other guns”, Parè propose differenti modelli per spiegare il dolore presente nel periodo post-amputazione e ne individuò una sindrome caratteristica. Successivamente,  alcuni  studi  condotti  da  Charles  Bell  (1830),  Magendie (1833), Rhone (1842) e Gueniot (1861) fornirono dettagliate descrizioni del fenomeno, ma solo nel 1871 fu coniato per la prima volta il termine “arto fantasma” da Weir Mitchell.

Nell’età moderna, tra le cause di amputazione più frequenti è prevalsa quella traumatica, a seguito della Prima e della Seconda Guerra Mondiale e della guerra in Vietnam. Le esplosioni di mine terrestri e ordigni hanno provocato un importante incremento di amputazioni e quindi il diffondersi della sindrome dell’arto fantasma in persone altrimenti sane.45  Basti pensare che ogni anno negli USA circa 185.000 individui subiscono un intervento di amputazione. Le principali  cause di  amputazione degli  arti  inferiori  sono  le malattie vascolari  periferiche (54%), inclusi diabete e arteriopatia periferica, traumi (45%) e cancro (meno del 2%), mentre per le amputazioni degli arti superiori, le cause principali sono i traumi (77%) e l’assenza congenita degli arti e tumori (6%). 35

Oggi è conoscenza comune il fatto che la maggior parte degli amputati sperimentino la sensazione dell’arto fantasma, dolorosa o non dolorosa, dopo l’amputazione di uno o più arti. La sensazione dell’arto fantasma non dolorosa pone difficilmente problemi a livello diagnostico. 45

Definizioni

La gestione del dolore conseguente all’amputazione di un arto risulta uno tra i problemi principali.53  Col termine “dolore post-amputazione” si include in realtà un’ampia gamma di sensazioni dolorifiche e non dolorifiche, che possono essere racchiuse in tre sindromi principali.

  • Sindrome dell’arto fantasma (phantom limb sensation, PLS)
  • Sindrome del moncone doloroso (residual limb pain, RLP)
  • Sindrome dolorosa dell’arto fantasma (phantom limb pain, PLP)

La sindrome dell’arto fantasma (PLS) è definita come qualsiasi sensazione non dolorifica riferita all’arto mancante.45 La sua incidenza varia dal 30% al 90%, con un picco iniziale nel primo periodo postoperatorio del 75% dei casi, e una durata media di 7 anni dopo l'amputazione degli arti. 11

Le sensazioni che vengono spesso riferite possono essere suddivise in cinetiche, cinestesiche, esterocettive e completate da altre componenti aggiuntive.

Le sensazioni di tipo cinetico sono descritte come la percezione del movimento all’interno dell’arto, mentre quelle cinestesiche sono associate alla dimensione, alla forma e alla componente propriocettiva dell’arto fantasma. Per quanto riguarda le esterocettive, queste non sono altro che l’impressione soggettiva che riferisce la persona all’interno dell’arto fantasma, per esempio: formicolio, solletico, intorpidimento o arto addormentato (ma anche pressione, temperatura, prurito, vibrazione, “spilli e aghi”, sensazione di scosse elettriche).23  Infine, la percezione di possedere componenti aggiuntive è identificata similarmente alla sensazione di indossare un anello o un orologio da polso se si tratta di arto superiore, oppure di indossare una scarpa sull’arto fantasma inferiormente.48 Alcuni pazienti descrivono l’arto fantasma inferiore come “un’estensione al moncone, ma non al piede, circa 3 centimetri sotto il moncone” oppure come “una consapevolezza solo dello stinco” o ancora “una semplice sensazione sotto al moncone”. 23

Uno studio realizzato in Australia nel 2010 ha esaminato gli aspetti somatici e percettivi in una popolazione di 283 pazienti amputati di età compresa tra i 22 e i 96 anni che presentavano la sindrome dell’arto fantasma, con date d’intervento molto eterogenee: alcuni avevano subito l’intervento da 9 giorni, altri addirittura da 70 anni. Lo studio ha dimostrato che la maggior parte degli amputati percepiva un arto fantasma di dimensioni e postura normale, oppure percepiva  la  sensazione  di  allungamento  o  accorciamento  dell’arto  fantasma;  questa sensazione  è  detta  anche  telescoping:  si  riferisce  al  “restringimento”  dell'arto  fantasma, ovvero le parti distali gradualmente vanno a raggiungere il moncone. Il 12% degli amputati invece riferiva un arto fantasma che occupava posizioni anormali o anatomicamente impossibili, per esempio un arto attorcigliato, che puntava nella direzione sbagliata oppure il numero delle dita della mano o del piede era cambiato o addirittura erano scomparse. Questa percezione  sembra  essere  legata  alla  perdita   dell’arto   per  cause   traumatiche,   come conseguenza dell’osservazione e percezione dell’arto colpito che assume posizioni innaturali durante la lesione accidentale [Figura I]. Tuttavia, normalmente, la maggior parte degli amputati non permette al proprio arto fantasma di entrare nel proprio conscio e nella propria consapevolezza perché risulta fastidioso o doloroso: la consapevolezza dell’arto fantasma quindi deriva da meccanismi molto più complessi e non da semplici esperienze di coscienza rispetto alle sensazioni di quell’arto. La maggior parte delle sensazioni si verificano in genere spontaneamente e vanno contro la propria volontà. 23

 

Figura I – Raffigurazione di alcune possibili percezioni riferite dal paziente con arto fantasma.61

 

La sindrome del moncone doloroso (RLP o SP, stump pain) rappresenta un altro tipo di sensazione del paziente amputato, comune dell’immediato post-operatorio, che tende a diminuire  gradualmente  con  la  guarigione  dei  tessuti.20   È  definita  come  una  sensazione dolorosa percepita nella parte dell'arto amputato che è ancora fisicamente presente. La prevalenza della sindrome è stata stimata tra il 10% e il 74%.3 In alcuni casi (10-13%) persiste fino a 2 anni dall’operazione e col tempo può anche peggiorare: negli amputati di vecchia data la prevalenza può salire fino al 55-76%.20 Viene delineato dalla maggior parte dei pazienti come un dolore intermittente e i descrittori più comuni rispetto alla qualità sono: “acuto”, “pulsante”, “un bruciore a caldo”, “un dolore simile ad un formicolio”, “un dolore shockante”. In uno studio condotto a Washington, il 4% dei pazienti con RLP ha descritto il dolore al moncone “per nulla fastidioso”, il 36% “leggermente fastidioso”, il 27% “moderatamente fastidioso” e il 33% lo ha descritto come “gravemente fastidioso”. 19

Esaminare attentamente lo stato del moncone ed averne cura risultano prassi favorevoli per diminuire quelle che possono esserne le cause. I fattori che possono causare la sindrome del moncone doloroso, infatti, sono relativi a patologie come infezioni, speroni ossei, cicatrici aderenti 45 oppure stati infiammatori, edema, neuroma e ascesso.3 Alcuni studi dimostrano come un dolore già presente prima dell’amputazione sia correlato con lo sviluppo di un dolore acuto o cronico dopo l’amputazione.53 Anche fattori intrinseci alla persona come ansia, depressione, plasticità neurale, memoria del dolore e capacità nell’elaborazione di stimoli dolorosi sembrano influenzare l’intensità del dolore post-operatorio a lungo termine. Molti di questi fattori possono essere condizionati dall'ambiente esterno. 54

La sindrome del moncone doloroso può essere considerata, quindi, una grave condizione invalidante nei pazienti con amputazione degli arti che può portare ad una compromissione delle  funzioni  fisiche  e  psicosociali.  Può  infatti  ostacolare  la  mobilità  e  influire  sulle condizioni psicologiche e mentali di una persona. È inoltre correlata negativamente con l’esecuzione dell’attività lavorativa e sembra essere un predittore per il disturbo della qualità della vita.3

La sindrome dolorosa dell’arto fantasma (PLP) è invece una percezione dolorosa riferita all’arto che non esiste più.23 Sembra essere un fenomeno “dall'alto verso il basso”, innescato cioè dalla perdita di input sensoriale (afferente) e da una plasticità corticale disadattiva. Tuttavia, il PLP è anche un processo “dal basso verso l'alto”, dovuto ad una maggiore attività sinaptica generata ectopicamente nei neuroni del ganglio della radice dorsale assotomizzati che avevano innervato l'arto. Le sensazioni dolorose possono essere correlate all'incongruenza dell'intenzione motoria e del feedback sensoriale e alla corrispondente attivazione delle aree frontali e parietali del cervello.

Sebbene il dolore dell'arto fantasma possa diminuire o scomparire nel tempo, se il dolore persiste per almeno 6 mesi, la prognosi per la successiva riduzione del dolore è scarsa. La sensazione può presentarsi sotto forma di iperalgesia; questa è una maggiore sensibilità al dolore derivante da uno stimolo periferico e può essere primaria o secondaria. L'iperalgesia primaria è una maggiore sensibilità al dolore nel sito della lesione e sembra derivare da cambiamenti nel sistema nervoso periferico. L’iperalgesia secondaria si sviluppa al di fuori del sito della lesione ed è mediata dai cambiamenti nel sistema nervoso centrale (SNC). L'allodinia è un dolore derivante da stimoli o attività normalmente innocui mediati dai cambiamenti del SNC, in cui l'attivazione di un non-nocicettore localizzato in periferia viene percepita come dolorosa. 34

Oltre alla percezione di dolore in termini di intensità, il PLP varia anche nella tipologia di dolore percepito. Esso è di tipo fluttuante e frequentemente descritta dai pazienti in termini neuropatici come un bruciore, un dolore lancinante, martellante o la percezione di puntura da aghi e spilli. Il dolore da scosse elettriche (indice di disfunzione periferica) e il dolore caratterizzato da crampi sembrano essere associati a movimenti spontanei dell’arto fantasma. Coloro che sono in grado di muovere intenzionalmente il proprio moncone hanno più possibilità di percepire le dimensioni, la forma e la posizione del loro arto fantasma, portando un’immagine corporea dell’arto più conservata. 23

La sindrome dolorosa dell’arto fantasma ha un’incidenza del 50-80% negli amputati; 49  nel 25% circa degli amputati si sviluppa nella prima settimana post-operatoria53  ma può durare anche anni. Uno studio pubblicato sul “American Journal of Hospice & Palliative Medicine” riporta che l'incidenza del dolore fantasma è del 60% ad 1 mese, 39% a 6 mesi, 37% a 1 anno e 32% a 2 anni. 41

Il verificarsi del dolore all’arto fantasma negli adulti sembra essere indipendente dall’età, dal genere e dal sito o livello dell’amputazione. È meno frequente in età pediatrica e negli amputati per cause congenite.45 Inoltre, non sono state trovate associazioni tra dolore all’arto fantasma e la presenza di malattie psichiatriche,18  ad eccezione di ansia e depressione che sono ancora oggetto di studio per migliori accertamenti.

Nel grafico sottostante (dallo studio di Ahmed, et al.) si può osservare l’andamento dell’intensità del dolore secondo la scala di valutazione NRS (numerical rating scale, che valuta la percezione del dolore con un punteggio da 0 a 10) tra dolore all’arto fantasma e sindrome del moncone doloroso, in relazione al tempo. È apprezzabile un andamento di intensità del dolore quasi costante a 3, 6 e 12 mesi dall’amputazione per quanto riguarda il dolore all’arto fantasma, a differenza della sindrome del moncone doloroso che sembra diminuire di intensità durante lo stesso lasso di tempo. [Figura II]

 

Figura II – Andamento dell’intensità del dolore da PLP e da RLP a distanza di 3, 6, 12 mesi. 1

 

Prevalenza delle sindromi

Uno studio realizzato a New Delhi (India) nel 2017 ha riportato la prevalenza del dolore all’arto fantasma (PLP), del dolore al moncone (RLP) e della sindrome dell’arto fantasma (PLS), in una popolazione di pazienti amputati a seguito di cancro. La prevalenza di PLP è risultata del 41% a 3 e 12 mesi e del 45.3% a 6 mesi dall’amputazione; invece quella di RLP e PLS è risultata rispettivamente del 14.4% e del 71.2% a 3 mesi, del 18.75% e del 37.1% a 6 mesi, del 15.8% e del 32.4% a12 mesi.1 Questi dati quindi dimostrano che la prevalenza di PLP e PLS risulti più alta rispetto a quella di RLP, in pazienti amputati per cancro.

Il grafico sottostante, prodotto dagli autori dello stesso studio, rappresenta i dati appena descritti. Si può osservare la prevalenza delle tre sindromi, quindi il numero di pazienti con sindrome dolorosa dell’arto fantasma (linea blu), sindrome dell’arto fantasma (linea verde) e moncone  doloroso  (linea  rossa)  in  relazione  all’andamento  del  tempo  (3,  6  e  12  mesi). [Figura III]

 

Figura III – Grafico sulla prevalenza delle sindromi PLP, RLP e PLS. 1

 

Sono state individuate inoltre delle correlazioni tra prevalenza delle sindromi e aspetti riguardanti l’andamento pre e post-operatorio. Per esempio, PLP e PLS sono risultati più frequenti in pazienti che presentavano: vizio di fumo, dolore prima dell’operazione o dolore immediato e intenso post-operatorio, cure con chemioterapia, anestesia generale, neuroma o infezioni post-operazione, gestione analgesica post-operatoria mediante terapia oppioide IV (intra-venosa) e un livello di amputazione prossimale.1  Lo studio ha inoltre identificato che non sussistono differenze tra sessi nella manifestazione della PLP. Dunque, il genere di appartenenza non sembra essere un fattore di rischio di questa sindrome; resta da domandarsi se la prevalenza della sindrome subisca delle variazioni rilevanti tra persone appartenenti a nazioni differenti.

A tal proposito, uno studio realizzato in Nuova Zelanda nel 2011 si è proposto di confrontare la prevalenza del dolore all’arto fantasma in due gruppi di amputati: uno con pazienti della Nuova Zelanda e uno dalla Cambogia. Inoltre, come secondo obiettivo si è voluta comparare la prevalenza tra le tre sindromi post amputazione (PLS, PLP e RLP). Dallo studio sembra che tra le due comunità non ci siano differenze tra sindrome dell’arto fantasma, dolore all’arto fantasma e moncone doloroso nonostante l’esposizione ad ambienti abbastanza differenti. Viene dimostrato inoltre che il dolore all’arto fantasma sia un problema considerevole tra le due comunità ma, comparando il gruppo della Nuova Zelanda con quello della Cambogia, non compare alcuna differenza nella prevalenza delle sindromi. Dunque, questo risultato sembra indicare che l’ambiente culturale, sociale ed economico a cui è esposto un amputato non influenzi lo sviluppo del dolore all’arto fantasma. 14

TECNICHE DI TRATTAMENTO

Trattamento farmacologico

Farmaci analgesici e anestetici

Alla  luce  del  capitolo  precedente,  dolore  e  sensazioni  legate  alle  tre  sindromi  descritte possono quindi presentarsi immediatamente dopo l’intervento e perdurare, a volte, per tutto il resto della vita del paziente amputato. È stato dimostrato che maggiore è l’intensità del dolore pre-amputazione maggiore è la possibilità che il paziente sviluppi dolore persistente post- amputazione.

Inoltre, la presenza di fattori quali l’uso pre-operatorio di oppioidi o la presenza di disturbi dell’ansia o del tratto psicologico possono favorire la persistenza del dolore post-operatorio. 31

Il dolore post-operatorio: la scala a tre gradini WHO.

Il  trattamento  del  dolore  post-operatorio  si  basa  su  farmaci  che  appartengono  a  diverse categorie e si può avvalere già in fase peri-operatoria dell’ausilio di cateteri centrali o peri- nervosi, attraverso i quali viene infuso un anestetico locale associato o meno ad adiuvanti. Anestetici. I farmaci anestetici rendono i pazienti analgesici, amnesici e privi di coscienza causando    contemporaneamente     rilassamento                   muscolare                      e                      soppressione      dei                    riflessi indesiderabili.43   L’anestesia  può  essere  generale  o  loco-regionale.  La  prima  si  realizza attraverso l’uso di farmaci ipnotici, che deprimono il sistema nervoso centrale; determina la perdita di coscienza. La tecnica loco-regionale determina l’anestesia di porzioni del corpo, mediante  l’azione  di  farmaci  anestetici  locali  su  tronchi  o  radici  nervose.  Tali  farmaci bloccano la conduzione centripeta delle sensazioni che originano solo da una regione del corpo, senza modificare lo stato di coscienza. 40

Analgesici. Questi farmaci, detti anche antidolorifici, sono sostanze che riducono o annullano il dolore agendo sul sistema nervoso centrale, in particolare agendo sulla via somato- sensoriale, legandosi ai recettori specifici del SNC, riproducono l’azione dei vari neurotrasmettitori, in base al meccanismo di azione che ha il farmaco. 43

È consigliato seguire una certa sequenza nella somministrazione dei farmaci: inizialmente si utilizzano agenti non oppioidi, ad esempio il paracetamolo, passando successivamente ad antinfiammatori (FANS); quindi, nei casi di dolore moderato e severo, rispettivamente agli oppioidi minori e agli oppioidi maggiori. 59

Nel 1996 l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO, 1996) ha proposto una scala a tre gradini per la gestione farmacologica del dolore, in prima istanza applicata al settore oncologico, utilizzata successivamente anche per il trattamento del dolore non oncologico. Tale approccio fornisce specifiche indicazioni per la scelta della terapia antidolorifica, che non va somministrata al bisogno ma a orari fissi, e consta di tre step basati sull’intensità del dolore da cui deriva l’indicazione alla scelta della terapia analgesica più appropriata: 50

  • dolore lieve (1-4 sulla scala NRS): è indicato il trattamento con FANS o paracetamolo ± adiuvanti;
  • dolore moderato (5-6): è indicato il trattamento con oppioidi minori ± FANS o paracetamolo ± adiuvanti;
  • dolore severo (7-10): è indicato il trattamento con oppioidi maggiori ± FANS o paracetamolo ± adiuvanti.

Ad oggi, in carenza di studi che dimostrino nuovi e alternativi approcci, la scala a tre gradini dell’OMS è ancora da considerarsi il caposaldo della strategia farmacologica per una appropriata gestione del dolore. Vi è un sempre più largo consenso circa l’uso flessibile della scala OMS e sull’indicazione a procedere rapidamente al gradino successivo, in caso di inefficacia terapeutica.

Una corretta scelta della strategia terapeutica deve basarsi sull’intensità del dolore, sulla sua tipologia e sulle caratteristiche soggettive del malato. L’approccio a tre gradini, secondo l’OMS, deve essere inserito in una strategia complessiva che comprenda anche terapie non farmacologiche (anestesiologiche, oncologiche, radioterapiche, fisioterapiche, psico-sociali e spirituali). 59

Il  dolore  post-amputazione  è  un  dolore  moderato-grave;  pertanto,  la  scelta  di  farmaci analgesici riguarda solitamente la categoria degli oppiacei, che deve essere personalizzata per ciascun paziente. 7

Gli oppiacei (ossicodone, metadone, morfina, fentanyl) forniscono analgesia senza causare la perdita della propriocezione, del tatto o della coscienza, legandosi ai recettori oppiacei periferici  e  centrali.  Riducono  anche  la  riorganizzazione  corticale,  che  interrompe  i meccanismi del dolore all’arto fantasma.34 Tipo di oppiaceo, dosaggio e formulazione devono essere valutati di volta in volta. È noto come nel dolore cronico la  risposta al farmaco oppiaceo  sia  particolarmente  soggettiva,  così  come  la  comparsa  degli  effetti  collaterali, talvolta intollerabili. 7

Gli effetti collaterali più comuni associati all’uso di oppiacei sono nausea, vomito, stipsi, depressione  respiratoria,  sonnolenza  e  delirio;  quest'ultimo  è  noto  per  contribuire  ad aumentare i tassi di mortalità, ridurre la capacità funzionale e prolungare la degenza ospedaliera.12

Le   strategie   risultate   vincenti   sul   dolore   neuropatico   da   arto   fantasma   prevedono l’associazione di più farmaci con differente meccanismo di azione. Le associazioni farmacologiche possono riguardare farmaci ad azione complementare o sinergica come per esempio il pregabalin ed il tramadolo o l’ossicodone.

Nella fase peri-operatoria si possono considerare i farmaci anestetici che agiscono sui canali del sodio e del calcio inibendo la trasmissione dell’impulso nervoso dalla periferia al centro. L’utilizzo di tali farmaci per via peri-nervosa consente di agire sulla componente periferica del dolore, creando un blocco di trasmissione della fibra sensitiva. Ad essi possono essere associati farmaci ad azione centrale (come gli oppiodi) o farmaci ad azione nocirecettoriale (come i FANS).

Farmaci per il dolore neuropatico da arto fantasma.

I farmaci scelti per il trattamento del dolore neuropatico da arto fantasma includono farmaci di prima linea e di seconda linea. Alla prima linea appartengono farmaci come gli antidepressivi maggiori, per esempio la duloxetina o la venlafaxina, farmaci anticonvulsivanti come il pregabalin ed il gabapentin, oppure farmaci topici come la crema di capsaicina. I farmaci di seconda linea sono gli oppioidi deboli (come il tramadolo) o gli oppioidi forti (come l’ossicodone, la morfina o il fentanyl) o farmaci ad azione topica come il cerotto di lidocaina o l’associazione di 3 farmaci della prima linea. 15

Tra i farmaci di prima linea, i gabapentinoidi sono efficaci nella diminuzione del dolore nel periodo di peri-amputazione. Il loro uso deve essere bilanciato in relazione a rischi collaterali (sedazione, vertigini, depressione respiratoria e disturbi visivi) anche perché la somministrazione dei farmaci va sempre adattata alla tipologia di paziente (per esempio: la dose va ridotta in caso di presenza di insufficienza renale). 31

Il gabapentin è il farmaco scelto con più frequenza dai pazienti amputati per il trattamento del PLP. 32

Simile al gabapentin, il pregabalin ha mostrato efficacia nel ridurre l'uso di oppioidi entro le prime 24 ore dopo l'intervento. Oltre a un effetto di risparmio degli oppiacei nel periodo postoperatorio acuto, è stato dimostrato che un ciclo di pregabalin di due settimane riduce i sintomi del dolore neuropatico fino a 6 mesi dopo la chirurgia. Tuttavia, l'incidenza di effetti collaterali (sedazione e vertigini) è stata individuata come significativa. Pertanto, nonostante pregabalin sia una buona opzione per l’immediato post-amputazione, è richiesta comunque una vigilanza simile a quella della somministrazione di gabapentin, proprio per i suoi effetti collaterali. 31

Tecniche analgesiche e anestesiologiche

A ciascun livello di amputazione all’arto inferiore corrisponde un sito per la somministrazione della tecnica analgesica, che può essere neuro-assiale o periferica. Nella tabella sottostante si può   osservare   la   corrispondenza   tra   livello   di   amputazione   e   sito   per   la   tecnica anestesiologica. [Figura IV]

 

Figura IV – Schema riassuntivo sul livello di amputazione e sito di anestesia corrispondente.31

 

Lanestesia epidurale (o neuro-assiale) è una procedura che consiste nella penetrazione del catetere nello spazio epidurale, che  è uno spazio virtuale, e che si  estende dal  foramen magnum allo hiatus sacrale. 40

La tecnica peridurale deve essere eseguita da mani esperte in quanto gravata dal rischio di puntura durale. Tale evento avverso si manifesta clinicamente con cefalea posturale fino a segni di meningismo. Lo spazio peridurale è lo spazio tra la dura madre e l’aracnoide. Come detto in precedenza, tale spazio è virtuale cioè non abitato dal liquor cefalorachidiano, che invece è presente nello spazio subaracnoideo. La lesione della dura madre, e quindi dell’aracnoide, determina l’inoculazione di farmaci anestetici ad alte concentrazioni in uno spazio non idoneo, con conseguente anestesia sub-aracnoidea, che può indurre un’anestesia prolungata e complicata dall’effetto emodinamico di tali farmaci. 27

L'analgesia  epidurale  offre  la  capacità  di  fornire  una  densa  perdita  sensoriale  bilaterale insieme all’impiego di additivi sinergici (come oppioidi o agonisti alfa 2) che possono migliorare l'analgesia.31  Uno studio prospettico randomizzato condotto da Karanikolas et al. ha dimostrato che l'analgesia peri-operatoria ottimizzata, utilizzando analgesia epidurale e/o PCA (analgesia controllata dal paziente) per via endovenosa, che inizia 48 ore prima e continua per 48 ore dopo l'amputazione degli arti inferiori, è associata a ridotte intensità, prevalenza e frequenza del PLP, 6 mesi dopo l'amputazione. Inoltre, l'analgesia epidurale e il PCA per via endovenosa sono entrambi efficaci nel controllo del dolore ischemico e/o neuropatico grave nell'immediato periodo perioperatorio. 29

Un altro studio condotto su una popolazione di amputati agli arti inferiori, ha concluso che l'uso preventivo della calcitonina epidurale migliora il grado di dolore all’arto fantasma e riduce l'incidenza di allodinia e iperalgesia in pazienti sottoposti all’intervento in anestesia spinale-epidurale combinata, durante un anno di follow-up. 60

Tuttavia, l'analgesia epidurale non è sempre la scelta ideale.31 Infatti, l'analgesia epidurale pur efficace nei pazienti amputati, non è indicata in presenza di terapie anti-coagulative, molto comuni nei pazienti cardiopatici o con patologie vascolari. 56

Oltre a questo, risulta interessante riportare lo studio comparativo prospettico randomizzato di Lambert  et  al.  rispetto  all’uso  di  cateteri  epidurali  e  cateteri  peri-neurali  posizionati chirurgicamente. Nei risultati dello studio, i pazienti che avevano ricevuto analgesia epidurale hanno mostrato punteggi di dolore superiori nei primi tre giorni post-operatori rispetto ai pazienti che avevano ricevuto cateteri peri-neurali distali posizionati chirurgicamente. Da notare che i pazienti nel gruppo epidurale sono stati sottoposti a posizionamento 24 ore prima dell'intervento chirurgico con conseguente beneficio significativo pre-operatorio per il dolore, mentre i pazienti nel gruppo peri-neurale chirurgico non hanno ricevuto il posizionamento del catetere fino all'intervento chirurgico.31  Lo studio porta quindi l’attenzione sull’utilizzo di un'altra modalità di somministrazione differente rispetto a quella neuroassiale: la periferica. Cateteri   perineurali   periferici.   Sono   stati   utilizzati   in   vari   contesti   con   l'obiettivo dell'analgesia site-specific, che elude la necessità di analgesia epidurale evitandone gli effetti collaterali intrinseci o l'incapacità di fornire una copertura adeguata. Nei pazienti sottoposti ad amputazione, le tecniche comprendono il posizionamento di un catetere distale direttamente sul nervo al momento della resezione chirurgica, oppure i cateteri prossimali, posizionati peri-operatoriamente dall'anestesista. 31

Descritto per la prima volta per gli amputati da Malwer et al. nel 1991, il catetere peri-neurale (PNC) è inserito adiacente al nervo sciatico per l’amputazione sopra il ginocchio e al nervo tibiale per l’amputazione sotto il ginocchio, ed è utilizzato per ridurre sia l’immediato dolore post-operatorio al moncone che il dolore all’arto fantasma.12

Negli ultimi 10 anni l’ausilio dell’ecografia consente il corretto posizionamento del catetere peri-neurale, che viene inserito nel perinervio, per prevenire la sua dislocazione dovuta alla fisiologica retrazione del nervo causata dalla sezione (che avviene nelle prime 24 ore), poi fissato alla cute.11 [Figura V]

Il posizionamento avviene quindi su un singolo nervo dove la nocicezione nell'amputazione si sviluppa in numerose diramazioni nervose, che contribuiscono al diffondersi del dolore acuto. 31

 

Figura V – Rappresentazione dell’inserimento del catetere intra-nervoso come blocco nervoso periferico.

Fonte: Gentile concessione di Battista Borghi, Scuola di Disegno Anatomico, Istituto Ortopedico Rizzoli - via Pupilli, 1 Bologna.

 

Il sistema di infusione continua del farmaco avviene mediante pompa elastomerica ed è mantenuto almeno per 1 settimana (ogni settimana si valuta la tolleranza al dolore e all’arto fantasma del paziente per valutarne la continuità).11 [Figura VI e VII]

 

Figura VI – Sistema di infusione continua mediante pompa elastomerica.

Fonte: Gentile concessione di Battista Borghi, Scuola di Disegno Anatomico, Istituto Ortopedico Rizzoli - via Pupilli, 1 Bologna.

 

Figura  VII  –  Rappresentazione di  paziente amputato all’arto inferiore con  sistema  di  infusione continua mediante pompa elastomerica.

Fonte: SC Medicina Fisica e Riabilitativa, Istituto Ortopedico Rizzoli, Via Pupilli,1 Bologna.

 

L'American Society of Anesthesiologists raccomanda di utilizzare strategie analgesiche multimodali per gestire il dolore postoperatorio; questo implica l’associazione dei presidi perineurali  con  quelli  farmacologici  generali.  L’utilizzo  contemporaneo  di  entrambe  le tecniche consente di ridurre il consumo dei farmaci oppioidi o di altri analgesici nella fase peri-operatoria.

È infatti dimostrato che l'uso di PNC è complessivamente associato ad una riduzione significativa dei punteggi del dolore postoperatorio a riposo e in movimento e dell’uso di oppiacei (del 50% circa). Ayling et al.  hanno riportato una riduzione del consumo di oppioidi e quindi una riduzione dei loro effetti collaterali, come nausea e vomito, stipsi e quindi una riduzione dei tempi di degenza ospedaliera.4, 12 Nel caso del posizionamento dei cateteri peridurali per interventi demolitivi come l’emi-pelvectomia, bisogna ricordare che esistono controindicazioni legate alle gravi coagulopatie per il rischio di ematoma spinale, con conseguente rischio di paralisi. Pertanto, in tal caso si deve prendere in considerazione il posizionamento dei cateteri perineurali per via chirurgica. 31

Il miglioramento del dolore con tecniche multifarmacologiche e con approccio multidisciplinare consente di velocizzare la riabilitazione del paziente amputato, accelerando l’utilizzo della protesi temporanea e riducendo così l’impatto sociale del paziente. Inoltre, una adeguata gestione del dolore postoperatorio consente una riduzione delle complicanze post- operatorie (infettive, metaboliche e cardiovascolari) legate all’intervento di amputazione. 12

La gestione del dolore acuto peri-operatorio tramite farmaci nei pazienti sottoposti ad amputazione è solo una parte delle cure riabilitative necessarie per ottimizzare i risultati funzionali.

E’auspicabile la messa in pratica di un team di professionisti che, con approccio multidisciplinare, ottimizzi il dolore correlato alle sindromi dei pazienti amputati.

Tale team deve includere anestesisti, algologi, ortopedici, fisiatri, infermieri, fisioterapisti, terapisti  occupazionali,  psicologi,  assistenti  sociali,  professionisti  delle  cure  primarie. Ciascuna di queste figure professionali è essenziale per affrontare la miriade di variabili che incidono sia sul recupero immediato sia sulla riabilitazione funzionale a lungo termine del paziente sottoposto ad amputazione. 31

 

Trattamento riabilitativo

Tra le tecniche non farmacologiche e non invasive, esistono numerose strategie nell’ambito riabilitativo. La riabilitazione precoce nell’amputato favorisce un buon raggiungimento dell’obiettivo finale, che è il miglior recupero possibile dal punto di vista fisico, psicologico e sociale del paziente. Le fasi riabilitative si dividono in: fase pre-operatoria, fase post- operatoria, fase pre-protesica e fase protesica. 57

A seconda della fase riabilitativa, delle necessità proprie del paziente in relazione al suo quadro clinico e degli obiettivi specifici fissati, è possibile fare riferimento ad alcune tecniche fisioterapiche  volte  al  recupero  funzionale  e  alla  diminuzione  della  sindrome  dolorosa dell’arto fantasma.  Tra queste, individuiamo: la Mirror Therapy, la GMI (Graded Motor Imagery), la TENS (stimolazione elettrica nervosa transcutanea) e la tDCS (stimolazione transcranica a corrente diretta).

Mirror Therapy

La Mirror Therapy (MT) o terapia dello specchio è stata descritta per la prima volta nel 1995 da Ramachandran et al. che usò uno specchio, per 10 pazienti amputati all’arto superiore,10 creando l'illusione che l’arto amputato apparisse completamente intatto, mostrando semplicemente il riflesso dell’arto sano. L’individuo osserva quindi il riflesso dell'arto intatto in uno specchio, ricevendo un feedback visivo di bilateralità e simmetria degli arti.

Il  sollievo  dal  dolore  associato  alla  MT  deriva  dalla  manipolazione  dell'integrazione sensoriale e motoria all'interno del sistema nervoso centrale. Durante l’esecuzione di un movimento le informazioni sensoriali vengono utilizzate per confrontare la relazione tra intenzione e prestazioni, così i comandi motori vengono continuamente aggiornati per correggere  discrepanze,  garantendo  che  il  movimento  corrisponda  effettivamente all'intenzione motoria. I segnali motori associati al movimento previsto non vengono inviati solo ai fasci muscolari ma anche ai centri superiori del sistema nervoso centrale (corteccia motoria primaria controlaterale,34 in modo tale da controllare gli output motori e confrontarli con le informazioni sensoriali derivanti dal movimento effettivo. Alcune condizioni dolorose possono essere mediate, in parte, dall'incongruenza delle informazioni sensoriali e motorie. La MT  fornisce  un  feedback  sensoriale  correttivo  per  ripristinare  la  congruenza  tra  output motorio ed input sensoriale. 58

Il concetto teorico alla base della terapia dello specchio si basa quindi sulla riorganizzazione corticale nella corteccia somato-sensoriale dopo l'amputazione. In questi termini, si ritiene che il PLP sia dovuto alle aree corticali somato-sensoriali e motorie vicine che invadono le aree rappresentate dall'arto amputato; con la MT si inibiscono questi cambiamenti neurologici al fine di ridurre il PLP.17 Alla base di questo complesso sistema si ipotizza vi sia l'attivazione dei   neuroni   specchio,   mediante   i   quali   la   MT  svolgerebbe   una   sorta   di   funzione antidolorifica.5  In generale, i neuroni specchio presenti nel sistema corticale (studiati per la prima volta da un gruppo di neuroscienziati italiani)42 si attivano sia quando si esegue un'azione sia quando si osserva un'azione. Con l’amputazione cessa la percezione periferica relativa all’arto eliminato e questa assenza percettiva viene colmata dal SNC con l’idea fantasma che assume un connotato doloroso, perché basato sulla discrepanza con la realtà. La percezione  di  un’immagine  virtuale,  come  quella  fornita  dallo  specchio,  attiva  i  relativi neuroni specchio, la cui azione modula la percezione protopatica a contenuto doloroso che si configura nel PLP o nel PLS.

La MT sembra essere una tecnica assai valida rispetto ai farmaci o alla chirurgia per ridurre il PLP (è utilizzata anche per aumentare la capacità di movimento negli emiparetici dopo un ictus). 34

Modalità di esecuzione della Mirror Therapy

Per effettuare la MT, il paziente deve essere seduto comodamente con lo specchio posizionato tra gli arti. Viene chiesto di allineare il riflesso dell'arto integro e la posizione dell'arto amputato, in modo che il riflesso appaia nella stessa posizione dell'arto amputato nascosto dietro allo specchio. Lo specchio deve essere sufficientemente grande da permettere di osservare l'arto riflesso mentre si muove, senza vedere l'arto nascosto dietro allo specchio.

È importante che lo specchio sia di facile accesso, per incoraggiare il paziente a usarlo e che abbia una buona qualità di riflessione o non sia piegato, per evitare riflessi sfocati o distorti. 58

In alternativa, esistono scatole rettangolari chiamate “mirror box” senza coperchio o superfici frontali, che sono divise al centro da uno specchio verticale.22 [Figura VIII].

Prima del trattamento, si consiglia di rimuovere tutti i gioielli dagli arti. Il trattamento inizia con una fase adattiva, in cui il paziente guarda il riflesso allo specchio senza muovere gli arti. Il riflesso dell'arto sano deve entrare percettivamente nello schema corporeo del paziente in modo che abbia la sensazione che l'arto riflesso sia il suo arto reale. Alcuni pazienti hanno difficoltà a sperimentare il senso di proprietà di quella parte del corpo; in questa situazione il fisioterapista  può  facilitare  il  processo  istruendo  il  paziente  a  immaginare  di  guardare attraverso un vetro anziché uno specchio. Un'altra opzione può essere quella di iniziare con uno stimolo sensoriale passivo e poi con movimenti bilaterali lenti e facili da ottenere mentre il paziente osserva la riflessione. Quindi, il fisioterapista incoraggia il paziente a muovere l'arto amputato, che è nascosto alla sua vista, in sincronia con l'arto sano.

Per coloro a cui il movimento dell'arto amputato non è possibile o se il dolore o la rigidità limitano la durata del movimento, si richiede semplicemente di guardare l'immagine riflessa dell'arto sano fino a quando il paziente non si sente pronto a progredire nei movimenti. I risultati migliorano ripetendo regolarmente la tecnica nel tempo, per questo i pazienti sono incoraggiati ad eseguire quotidianamente la MT nell'ambito di un programma di trattamento domiciliare autogestito.

La MT deve essere eseguita per brevi periodi di tempo e spesso, per esempio: cinque minuti di sessione, cinque-sei volte al giorno. Una singola sessione di mezz'ora al giorno o una volta alla settimana non  è  consigliata.  Per mantenere  la continuità del  trattamento  può  essere d’aiuto un diario in cui il paziente documenta le tempistiche di utilizzo dello specchio, i tipi di movimento, i sintomi e i risultati. [Figura IX]

 

Figura VIII – Raffigurazione della mirror box per esercizi di Mirror Therapy (amputato all’arto superiore). Fonte: foto realizzata e modificata autonomamente.

 

Figura IX – Rappresentazione di esercizi effettuati con uso di Mirror Therapy (amputato all’arto inferiore). Fonte: Palestra della SC Medicina Fisica e Riabilitativa, Istituto Ortopedico Rizzoli, Via Pupilli,1 Bologna.

 

Effetti collaterali della MT

Gli effetti della MT sono possibili, frequenti e vari; i più comuni sono: l'estinzione motoria (perdita della capacità di poter immaginare il movimento sull’arto fantasma), l'aumento del dolore, l'esacerbazione dei disturbi del movimento, la confusione e le vertigini.58  Può anche verificarsi una distorsione della sensazione di telescoping. 5

Se si verificano uno o più di questi sintomi durante un ciclo di MT, il trattamento viene sospeso e controindicato.58

Alcuni studi riferiscono che la MT riduca la gravità del dolore quando praticata per 4–8 settimane continuative e che normalizzi le rappresentazioni neurali dell'arto mancante. 24

La MT può essere utilizzata anche nelle fasi più avanzate di dolore cronico. Lo dimostra lo studio di Foell et al., che ha riscontrato una riduzione del dolore del 27%, valutato con la scala analogica visiva (VAS) in 13 pazienti con amputazione unilaterale dell'arto superiore e PLP cronico, dopo 4 settimane di trattamento con MT (con sessioni di 15 minuti al giorno).10

Tuttavia, la terapia a specchio non è efficace per tutti i pazienti, specialmente quando il dolore si presenta sotto forma di crampi, quando l'arto fantasma è paralizzato o immobile, o se il paziente ha amputazioni bilaterali. 24

Normalmente, nella MT vengono utilizzati i riflessi degli arti di dimensioni normali, ma specchi, lenti, binocoli e realtà virtuale possono essere utilizzati per ingrandire e minimizzare l'aspetto visivo di parti del corpo dolorose. 58

 

Sistemi Mirror in Realtà Virtuale

Da pochi anni il modello concettuale che sta alla base della MT è stato ampliato con un incremento della realtà virtuale interattiva (VR), che è un ambiente artificiale e immersivo sperimentabile attraverso uno speciale dispositivo, e della realtà aumentata (AR), che consiste in miglioramenti virtuali a strati in un real-world video (Boyajian, 2015). 17

La Virtual and Augmented Reality (realtà virtuale e aumentata) ha offerto nuove opportunità di utilizzo della tecnologia della Mirror Therapy. I ricercatori sono stati in grado di programmare schemi di movimento mioelettrici dell'arto residuo all’interno di dispositivi per la realtà virtuale o aumentata, e quindi dare la possibilità di poter correlare tali movimenti ai movimenti dell'arto “completo” nel mondo virtuale. Questo approccio è stato dimostrato efficace da diversi studi per il trattamento del dolore all’arto fantasma, soprattutto in pazienti resistenti alla semplice MT,17 ma non sono stati ancora condotti studi di grandi dimensioni. 26

 

Graded Motor Imagery

Come  già  introdotto  nel  capitolo  della  Mirror  Therapy,  i  soggetti  che  presentano  PLP mostrano riorganizzazioni anomale della corteccia somato-sensoriale, con invasione delle regioni amputate da parte delle regioni circostanti dell'omuncolo sensoriale. La riorganizzazione corticale, dovuta al processo di disinibizione,42 insieme al dolore concomitante dell'arto fantasma alterano le immagini dell'arto. 2

Le componenti che supportano la rappresentazione interna del movimento sono zone encefaliche sia corticali che sottocorticali; tra le corticali individuiamo la corteccia somato- sensoriale (nota anche come area S1 e situata nel lobo parietale), mentre le sottocorticali sono i nuclei del talamo, in particolare i nuclei intralaminari, ventrale anteriore e ventrale laterale. 2

Considerando solo i cambiamenti della parte corticale, nei pazienti con PLP l'area S1 corrispondente alla regione amputata tende a diminuire.42 Per identificare quale regione anatomica del corpo corrisponde ad un’area corticale, lo studioso canadese Wilder Penfield nel XX secolo propose una mappa molto dettagliata che chiamò homunculus. Il termine omuncolo è dovuto al fatto che la rappresentazione del corpo umano appare grottesca e sproporzionata. Esistono l’omuncolo sensitivo, che è la rappresentazione della suddivisione anatomica dell'area somestesica primaria e l’omuncolo motorio, rappresentazione della suddivisione anatomica dell'area motoria primaria. 37 [Figura X]

In quello sensitivo alcune regioni, soprattutto la mano, il piede e la bocca, sono ingrandite, perché la grandezza di una regione è proporzionale al numero di recettori cutanei in essa presenti; allo stesso modo in quello motorio, mano e volto sono ingranditi proporzionalmente al numero di placche motorie, che permettono un movimento più fino. 37

 

Figura X – Rappresentazione dell’omuncolo sensitivo e dell’omuncolo motorio.

Fonte: https://thebrainstimulator.net/brain-stimulation-comparison/

 

L’immaginazione di un'azione motoria, o di immagini motorie, può comportare l'attivazione di molte delle stesse strutture cerebrali attivate dal sistema motorio esecutivo.2 Anche se non si sa esattamente a quale scopo una copia di efferenza motoria sarebbe utilizzata dal cervello (alcuni sostengono che potrebbe essere usato come segnale di correzione dell'errore per il movimento, e questo confronto potrebbe avvenire nella corteccia parietale),2 è proprio su questo principio d’azione che si basa la tecnica fisioterapica della GMI.

La Graded Motor Imagery è una serie complessa di trattamenti che comprende esercizi di valutazione sinistra/destra, movimenti immaginati e uso di specchi mirati alla risoluzione del dolore neuropatico. Il trattamento (non è un programma in quanto non sono esercizi preimpostati) richiede un'attenta personalizzazione dei singoli pazienti e non può essere condotto senza un addestramento, un supporto interdisciplinare e un'efficace relazione terapeutica. 42

Per prima cosa bisogna comprendere il processo che sta alla base per cui siamo in grado di differenziare una foto di una mano destra da quella di una mano sinistra: i giudizi tra destra e sinistra implicano tre processi distinti. Il primo è un giudizio immediato, spontaneo e inconscio. Il secondo è un movimento mentale attraverso il quale manovriamo la parte del corpo nella nostra mente, usando alcune delle stesse aree cerebrali che utilizzeremmo per spostare effettivamente la parte del corpo. Se quel movimento mentale conferma il giudizio iniziale, allora rispondiamo di conseguenza. Se quel movimento mentale non conferma il giudizio iniziale, allora ricominciamo.

Quando giudichiamo per la prima volta destra/sinistra, siamo spesso consapevoli che stiamo immaginando il movimento che ci consente di confermare il nostro giudizio iniziale. Se ne siamo consapevoli, stiamo realizzando una motor imagery esplicita o movimenti immaginati. Più la pratichiamo, meno ci rendiamo conto che stiamo muovendo la nostra mano nel nostro cervello (studi di imaging del cervello suggeriscono che ci vogliono circa 40 giudizi per mutare questa consapevolezza). Anche se non immaginiamo più esplicitamente il movimento, stiamo ancora spostando mentalmente il nostro arto, semplicemente non sappiamo di farlo. Una volta che siamo a questo stadio, stiamo realizzando una motor imagery implicita. Nella tabella sottostante si possono osservare le differenze fondamentali tra motor imagery implicita ed esplicita. [Figura XI]

 

DIFFERENZE TRA  MOTOR IMAGERY IMPLICITA E MOTOR IMAGERY ESPLICITA

Motor imagery implicita (giudicare destra/sinistra)

Motor imagery esplicita (immaginare i movimenti)

Non sai che stai muovendo mentalmente la tua parte del corpo

Sai che stai muovendo mentalmente la tua parte del corpo

Le cellule premotorie modificano le cellule motorie primarie senza attivarle

Le cellule motorie primarie sono attivate

Meno probabilità di attivare l’area del dolore

Più probabilità di attivare l’area del dolore

 

Figura XI – Riassunto delle principali differenze tra Motor Imagery implicita ed esplicita.42

 

Il trattamento GMI consiste in tre diverse componenti che includono la riabilitazione della discriminazione destra/sinistra dell'area interessata, l’immaginazione motoria e la Mirror Therapy (di cui abbiamo già parlato al capitolo precedente). Queste tecniche possono comprendere anche l'uso di computer, riviste, schede, specchi ma soprattutto immaginazione.

I Fase: Motor Imagery Implicita. La prima fase è quella in cui al paziente viene proposto di osservare immagini che raffigurano parti del corpo (di solito mani o piedi, dipende se l’amputazione è di arto superiore o inferiore), poste in posizioni diverse nello spazio e riconoscere  se  si  tratta  di  destra  o  sinistra.  Esistono  delle  carte  chiamate  Flash  Cards

specifiche per la GMI, con raffigurazioni di diverse parti del corpo, ruotate o in posizioni particolari che possono confondere la scelta. La rotazione dell'immagine ha un impatto sulla velocità e sull'accuratezza del test. La risposta del paziente deve essere effettuata il più velocemente possibile; il paziente non deve riferire i gradi di rotazione ma solo riconoscere destra/sinistra. [Figura XII e XIII]

 

Figure XII e XIII – Esempio di Flash Cards utilizzate per la tecnica del GMI, e possibili rotazioni e posizioni della parte anatomica nello spazio. 42

 

Il tempo e l’accuratezza della risposta destra/sinistra sono i principali parametri che vengono valutati. La riduzione della precisione della risposta è data dal numero di risposte giuste minore dell’80%.

Per quanto riguarda la velocità di risposta, 1,6 secondi +/- 0,5 appare abbastanza normale per collo e schiena, mentre per mani e piedi i punteggi sono di 2 secondi +/- 0,5. Un tempo di risposta è considerato lento se risulta maggiore di 2,5 secondi. Si può verificare una difficoltà di riconoscimento tra un lato e l’altro se le tempistiche di risposta tra i due lati differiscono di un punteggio maggiore di 0,3 secondi.

I tempi di risposta lenti generalmente riflettono una compromissione dell'elaborazione del sistema nervoso centrale. In presenza di dolore cronico, il ritardo riflette un pregiudizio valutativo lontano dalla parte dolorosa, (cioè il punteggio del tempo di risposta della parte non dolorosa è spesso inferiore a quello della parte dolorosa) piuttosto che un pregiudizio valutativo verso la parte dolorosa. Al contrario, un pregiudizio valutativo verso la parte dolorosa si manifesta quando è presente dolore acuto in quella regione anatomica. [Figura XIV e XV]

 

Figura XIV – Processo di ritardo nel riconoscimento di destra/sinistra nel caso di dolore in fase acuta.42

 

Figura XV – Processo di ritardo nel riconoscimento di destra/sinistra nel caso di dolore in fase cronica.42

 

Per essere ancora più precisi, questo pregiudizio non è specifico della parte del corpo in questione ma dello “spazio” che normalmente occupa la parte del corpo.

Accade questo perché al dolore cronico sono associati cambiamenti nella rappresentazione spaziale e somatotopica di stimoli correlati al corpo, per cui alcune delle aree che rappresentano l'anatomia della regione dolorosa vengono interrotte, probabilmente a causa della disinibizione.

 

Questa prima fase può essere interrotta se si verificano: tempi di risposta molto lenti e ridotta precisione dei giudizi destro/sinistro (inferiore all'80%). 42

II Fase: Motor Imagery Esplicita. Il processo graduale del metodo prosegue attivando il processo in cui il paziente diviene consapevole del fatto che pensa a ciò che sta facendo. Come regola generale, l'immaginazione motoria esplicita è un esercizio in prima persona, il che significa che bisogna chiedere al paziente di immaginare sé stesso in una particolare postura o di fare un certo movimento. Il movimento deve essere più "sentito" che "visto".

È stato dimostrato che la frequenza cardiaca può cambiare semplicemente immaginando i movimenti. Inoltre, sembra che il tempo impiegato per eseguire i compiti reali e quelli immaginati sia più o meno lo stesso.

Ci sono ovvie implicazioni cliniche per l'utente quando si decide di proporre la motor imagery esplicita.   Per  questo   è   necessaria  massima  fiducia  e   collaborazione  tra  paziente  e fisioterapista. In base alla risposta del dolore, si possono proporre esercizi più o meno difficili, modificando tipi di posture, rotazioni, difficoltà contestuale e diversità del setting.

III Fase: Mirror Therapy. Se il dolore peggiora, è bene consigliare solo la visione di immagini o  movimenti  (lavorando  attraverso  l’attività  dei  neuroni  specchio).  Se  invece  il  dolore migliora, allora è possibile passare alla Mirror Therapy (vedi paragrafo precedente).

IV Fase: Terapia Occupazionale: Infine si “spezza” la realtà virtuale e si conduce il paziente alla motricità naturale del moncone: si propongono movimenti reali del moncone e successivamente lo si introduce all’attività occupazionale.

Il percorso tortuoso, lento e progressivo conduce dunque il paziente dalla percezione errata dolorosa post-amputazione a quella virtuale, per terminare con quella naturale; da qui il termine “graded motor imagery”. [Figura XVI]

 

Figura XVI – Programma riabilitativo della GMI sulla base del processo di miglioramento o peggioramento dei sintomi. 42

 

È interessante aggiungere una curiosità che valorizza le conoscenze che stanno alla base della riabilitazione con GMI; i motoneuroni inferiori ricevono circa il 50% delle proiezioni provenienti dalle aree della corteccia motoria primaria. Inoltre, i movimenti sono organizzati funzionalmente nella corteccia motoria, non anatomicamente. Ciò significa che ci sono aree dell’encefalo che possono modulare direttamente l'attività dei neuroni che mandano impulsi ai muscoli, organizzando direttamente l’attività muscolare. La corteccia motoria è organizzata funzionalmente,  non  per  singoli  muscoli.  Questa  è  una  considerazione  molto  importante perché significa che un singolo neurone può contribuire all’area della flessione del gomito e a quella della deviazione del polso perché fa parte della funzione di “bere un bicchier d’acqua”. A questo proposito, possiamo comprendere ulteriormente l’importanza della tecnica riabilitativa tramite GMI, che tenta di attivare quelle aree che, a seguito di amputazione, sarebbero disinibite, portando alle conseguenze già descritte. 42

Ripetendo gradualmente la GMI in modo appropriato e cambiando le sfide contestuali (a casa, a lavoro, in un momento di stress oppure di tranquillità, con qualcuno o da soli) spesso si consente una riduzione del dolore e un graduale miglioramento dell'attività. Alcune revisioni sistematiche riportano che la GMI sia efficace per ridurre il dolore e la disabilità nelle persone con PLP. 42

Uno studio di Batsford et al. riporta che in una popolazione di amputati, la diminuzione media del dolore secondo la scala VAS, prima e dopo il trattamento, era maggiore nel gruppo GMI rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, ci sono prove che la GMI sia efficace per il dolore e il recupero della funzione a sei mesi dall’intervento ma non immediatamente post trattamento. È importante notare che questa evidenza proviene da uno studio di un campione molto piccolo. Si  può  concludere  che  la  GMI  ha  dimostrato  miglioramenti  clinicamente  utili  a  medio termine. 6

 

TENS

La TENS, stimolazione elettrica nervosa transcutanea, è una metodica che sfrutta la corrente continua con diverse modalità di frequenza, per il controllo del dolore. Esistono numerose modalità utili per il paziente. È una metodica utilizzabile anche a domicilio e facilmente eseguibile anche dal paziente, con l’apposito apparecchio a batterie di piccole dimensioni. L’apparecchio presenta uno o due canali e di conseguenza uno o due uscite per il cavo bipolare. La maggior parte degli apparecchi è già programmata e offre una serie di diverse possibilità di applicazione. La modulazione può essere commutata nell’ambito della bassa frequenza (10-150 Hz). Gli elettrodi solitamente sono in gomma e vanno applicati sulla cute con interfaccia di sostanza elettro-conducente. Con lo stimolo nel range di frequenza più elevato si applica l’elettrodo direttamente sul distretto cutaneo da trattare oppure lungo il decorso del nervo appartenente al dermatomero; con lo stimolo nel range di frequenza più basso la TENS viene applicata sul miotomo.13, 33  La durata dell’impulso è dell’ordine dei μs con un'intensità del 10% inferiore alla soglia motoria.

Il principio che sta alla base dell’efficacia della TENS nel controllo del dolore è basato sulla teoria del gate control, proposto nel 1962 da Ronald Melzack e Patrick Wall in uno studio da loro condotto sui canali ionici controllati da ligandi.  La teoria del gate control afferma che le grandi fibre mielinizzate, le fibre Aβ, associate alla percezione di contatto, pressione e vibrazione,  possono  attivare  interneuroni  che  modulano  gli  impulsi  mandati  dai  neuroni spinali associati a fibre del dolore afferenti primarie Aδ e C (nocicettori). 47

A livello dello stesso neurone del midollo spinale, infatti, convergono diversi tipi di fibre, ognuna   delle   quali   porta   informazioni   sensitive   di   tipo   diverso:   tattili,   termiche, propriocettive, cinestesiche e dolorifiche. Il neurone spinale discrimina i vari tipi di sensibilità e assegna una “priorità” diversa a ciascuno di essi, in modo da portare inviare ai centri corticali superiori un’informazione significativa. Se prevale l’attività lungo le fibre di grosso calibro propriocettive e cinestesiche (Aβ), la percezione del dolore sarà inibita; se prevale l’attività delle fibre algiche (Aδ e C), il dolore verrà percepito come fattore nocicettivo e potenzialmente patogeno. Si dice quindi che il cancello è  “chiuso” se non si percepisce dolore, perché viene attivato l’interneurone inibitorio da parte delle fibre cinestesiche e propriocettive (Aβ), con limitazione della trasmissione dolorifica fino al cervello. Si dice che il cancello è “aperto” se si prova dolore, perché lo stimolo delle fibre algiche (Aδ o C) blocca l’interneurone inibitorio con trasmissione dell’impulso doloroso al cervello.38, 39

In passato si pensava che le fibre di grande diametro fossero attivate dalla TENS a maggiore frequenza e che la TENS a più bassa frequenza attivasse le fibre afferenti Aδ; in realtà l'attività di registrazione dal midollo spinale ha dimostrato che vengono attivate solo fibre afferenti primarie di grande diametro dalla TENS sia ad alta che a bassa frequenza, variando da un’intensità sensoriale fino alla soglia motoria. Invece, un aumento dell'intensità della stimolazione fino al doppio della soglia motoria fa reclutare le fibre afferenti Aδ, attivando le fibre afferenti nocicettive.

I vari programmi della TENS prevedono la possibilità di impostare tipi di onde elettriche differenti. Le differenze tra le forme d'onda non cambiano l'analgesia prodotta dalla TENS, poiché l'ipoalgesia è indotta sia dalle onde asimmetriche che da quelle simmetriche: in realtà, la differenza tra i tipi di onda è utile solo per migliorare il comfort del paziente (l’asimmetria riduce la iperpolarizzazione cutanea). La sensibilità al range alto o basso è del tutto personale. Tuttavia, la stimolazione elettrica nervosa indotta dalla TENS nel range più elevato (80-150 Hz) può avere come effetto collaterale l’induzione di indesiderate contrazioni muscolari, se viene stimolato un punto a bassa resistenza cutanea (punto motore) . 34

La TENS può essere utilizzata come tecnologia per alleviare il dolore dopo l'amputazione.22 È stato studiato che effettuare TENS quotidianamente ad alta frequenza per 12 giorni riduce lo sviluppo dell'iperalgesia meccanica nei casi di dolore cronico, mentre la TENS a bassa frequenza diminuisce lo sviluppo dell'iperalgesia termica, ma solo se viene erogata sul lato controlaterale. 34

A sostegno di questa teoria, Giuffrida et al. in uno studio hanno usato la TENS sull'arto controlaterale (cioè il sano) di  alcuni amputati partecipanti per valutare il suo effetto  di sollievo dal dolore e ne hanno confermato l'efficacia sull’arto fantasma.22  Sembra quindi che la TENS sia più efficace nel ridurre il PLP e l'iperalgesia dell'arto coinvolto quando applicato all'arto controlaterale. 34

In uno studio crossover controllato con placebo, i ricercatori Katz e Melzack hanno rilevato che, nei pazienti amputati, la TENS applicata sull'orecchio esterno, riduceva il dolore da arto fantasma. 45

Altri studi riportano che una corrente alternata di 10 kHz applicata con una tensione fino a 10V per 30 minuti di sessione di trattamento, erogata tramite un elettrodo a bracciale attorno al nervo sciatico o al nervo tibiale recisi, fornisce un blocco nervoso del dolore cronico e del PLP. Questa esperienza ha riportato una riduzione media del dolore del 75%, consentendo di ridurre l’assunzione di antidolorifici.34  Tuttavia, sembra esserci anche una forte componente placebo per l'effetto della TENS e delle correnti ad azione analgesica in generale. 34

 

tDCS

La maggior parte delle attuali terapie del PLP non tengono conto dei cambiamenti plastici corticali che vi sono alla base. Essendo i cambiamenti plastici coinvolti nello sviluppo del PLP cronico di tipo disadattivo, un approccio fisioterapico mirato dovrebbe essere efficace. Una proposta interessante è la stimolazione trans-cranica a corrente continua (tDCS).

La tDCS è una tecnica neuro-modulatoria non invasiva che si basa sull'applicazione di una corrente  diretta  a  bassa  intensità  sul  cuoio  capelluto  mediante  2  elettrodi,  che  transita attraverso il cranio e perviene all’encefalo. Il risultato è una facilitazione (stimolazione anodica) o inibizione (stimolazione catodica) dell'attività neuronale spontanea. Il principale meccanismo d'azione è quello dello spostamento del potenziale di membrana a riposo secondo la polarità della tDCS.

Questa corrente, erogata continuamente per diversi minuti, modula il livello di eccitabilità e la frequenza di risposta dei singoli neuroni modificando la soglia della membrana a riposo neuronale (depolarizzazione o iperpolarizzazione, a seconda della polarità attuata), inducendo effetti di lunga durata secondari alle modificazioni sinaptiche. Un numero crescente di prove 46 mostra l'efficacia della tDCS anodica a livello della corteccia motoria nella gestione di varie sindromi da dolore neuropatico cronico, associate a cambiamenti plastici disadattivi nel sistema nervoso centrale e periferico.

È stato dimostrato che questo approccio è efficace anche per il sollievo del PLP nei pazienti amputati, attraverso la polarizzazione delle aree corticali che mostrano una riorganizzazione plastica a seguito dell'amputazione degli arti. Una singola sessione di 15 minuti di tDCS anodico di 2mA migliora l'eccitabilità di M1 (corteccia motoria primaria) ed è in grado di indurre una riduzione di breve durata del PLP; dopo 90 minuti, l'intensità del PLP sembra ritornare ai livelli di base.

Gli effetti indotti dalla tDCS paiono essere molto selettivi: una singola sessione di tDCS anodica di M1 induce una riduzione di breve durata solo del PLP, mentre una singola sessione di tDCS catodica della corteccia parietale posteriore induce una riduzione di breve durata solo della  sensazione  dell’arto  fantasma  non  doloroso.  Questi  risultati  sostengono  l'idea  che, sebbene il PLP possa essere collegato principalmente ai cambiamenti di riorganizzazione neuronale in M1, le sensazioni non dolorose dell'arto fantasma sono legate maggiormente ai cambiamenti dell'eccitabilità della corteccia parietale posteriore. Invece, per quanto riguarda il dolore al moncone e i fenomeni di telescoping, la tDCS anodica di M1 e della corteccia parietale posteriore non ha portato alcun risultato. Questi due fenomeni non sembrano quindi correlati ai cambiamenti dell'eccitabilità corticale di M1 e della corteccia parietale posteriore. Anche se la rilevanza scientifica degli studi di tipo case report risulta di scarso impatto, è interessante riportare il caso di un amputato all’arto inferiore al quale ripetute applicazioni di tDCS anodica sulla corteccia motoria primaria hanno indotto effetti analgesici di lunga durata, sia sul PLP che sul dolore del moncone. 9

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine della tDCS, non sono ancora presenti sufficienti studi. In un gruppo di pazienti amputati di uno studio condotto da Bolognini et al. sono stati dimostrati gli effetti cumulativi del sollievo dal dolore del TDC con sessioni ripetute. Dopo 5 giorni  consecutivi  di  tDCS  anodica  su  M1  (1,5  mA,  15  min),  i  partecipanti  hanno sperimentato una riduzione prolungata del PLP della durata di 1 settimana dopo la fine del trattamento, insieme a un maggiore controllo dei movimenti degli arti fantasma. Ulteriori risultati hanno mostrato che sessioni multiple di tDCS anodica hanno prodotto effetti di lunga durata riducendo il PLP fino a 2 mesi.10  È probabile che gli esiti della tDCS a lungo termine siano mediati da meccanismi di potenziamento e depressione sinaptici che nel tempo influenzano la neuroplasticità. 8

Tra le principali tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva, oltre alla tDCS, troviamo anche la rTMS, stimolazione magnetica transcranica ripetitiva. La TMS eroga singoli impulsi in “treni” con frequenza e intensità costanti per un determinato tempo.44 Il passaggio di corrente elettrica è indotto da un campo magnetico erogato con una bobina magnetica sul cuoio capelluto. L'uso di rTMS fornisce sollievo dal dolore nel PLP, ma con risultati di breve durata.34 È stato dimostrato che influenza l'eccitabilità corticale e l'attività metabolica neuronale.44 [Figura XVII]

La stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) sembra essere più efficace della stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) nel ridurre il PLP; è efficace quando applicata sulla corteccia motoria primaria corticale precentrale (M1), controlaterale al lato doloroso in un serie di 20 treni di impulsi della durata di 6 secondi ad alta frequenza (5–20 Hz, 200 impulsi, 20 minuti al giorno, per 10 giorni). La riduzione dell'intensità del dolore è duratura per i successivi 15 giorni dopo l'inizio del trattamento. In generale, la somministrazione di 10 Hz di rTMS sulla corteccia motoria primaria controlaterale per 2 settimane negli amputati traumatici con PLP induce un significativo miglioramento clinico del dolore.34

Altri  dati  molto  soddisfacenti,  per  quanto  riguarda  l’efficacia  della  tecnica  rTMS  negli amputati con PLP, provengono dello studio di Malavera et al.: hanno dimostrato che il trattamento con rTMS di M1 controlaterale a 10 Hz per due settimane in amputati traumatici con PLP induce una riduzione del dolore clinicamente significativa, fino a 15 giorni dopo il trattamento rispetto alla stimolazione simulata (ovvero il “placebo”). Inoltre, durante lo studio non sono stati riscontrati gravi effetti collaterali; ciò significa che rTMS sembra una terapia sicura ed efficace nei pazienti con PLP. 36

 

Figura XVII – Differenza tra stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) e stimolazione transcranica a    corrente   continua   (tDCS).   Fonte:    http://www.liveconsciouslyconnected.com/the-cortical-homunculus- reshaping-the-brain-through-movement/

 

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